Intervista a Vincenzo Gentile, il Re della TV e dell’Abbigliamento

tele9PESCARA. «Porto scalogna a tutti quelli che mi hanno fatto del male. Guardi la Carichieti che fine ha fatto». Vincenzo Gentile, «professionista della vita», ne ha viste e ne ha fatte di tutti i colori reinventandosi ogni volta. Benzinaio, cameriere, legionario, rappresentante porta a porta, direttore di
casinò e poi imprenditore con la catena di pelliccerie Vadim’s, con la discoteca Caesar e con le televisioni (Tele 9, Tv Caesar e Tv Capital). Un Berlusconi di provincia capace di accaparrarsi con largo anticipo rispetto agli altri frequenze che poi ha saputo ben rivendere a Cecchi Gori per la 7, alla Rai per Isoradio, a Tele A Lazio, a Tv Italia e a Latte Miele creando un impero che gli ha portato donne, soldi e potere. Ma oggi che tra debiti e fallimenti sta per perdere pure il suo gioiello più caro, il Caesar, teatro di feste di Capodanno in diretta Rai e finali di Miss Abruzzo da cui sono uscite tre Miss Italia, Gentile non si dà per vinto ma anzi rilancia: «Sono un guerriero, un ex legionario. A 64 anni non ho paura né di Carichieti né di Equitalia, li aspetto qua. Per me la paura non esiste».

 

Gentile, ma davvero è un ex legionario?

Sì, ci sono stato tre anni, ho combattuto in quattro Paesi, ma non ne voglio parlare, troppe storie brutte, mettiamo omissis.

Almeno racconti come ci entrò.

Alla fine degli anni Sessanta, feci un incidente frontale in Costa Azzurra, e mi ritrovai in ospedale con l’altro ferito che era un giornalista francese. Fu lui a propormi la Legione straniera, i modelli da riempire per entrarci e ad accompagnarmi a Lione. Non avevo niente, con un’infanzia alle spalle passata nei collegi ero stanco, sfiduciato, e accettai. Ci rimasi tre anni, presi anche la Legion d’Onore ma più di una volta ho pensato che mi facessero fuori.

E come ci era finito in Costa Azzurra?

Ho fatto il cameriere nei più bei locali degli anni Sessanta in giro per l’Europa e tra questi al Piratà, in Costa azzurra appunto. Ma prima ero stato al Makumba, a Bruxelles. Il locale era della figlia del proprietario della birra Stella Artois, che si innamorò di me al punto da regalarmi una 124 spider. Ma la lasciai, perché un’altra olandese supermiliardaria che c’era rimasta male, mi diede del pappone. Mi offesi e ridiedi le chiavi della macchina, anche se me la meritavo perché ero bravo, abilissimo a servire. All’epoca mi chiamavano Mal, ero tale e quale al cantante.

Prima della Costa Azzurra? Dove nasce Gentile?

Sono nato a San Giovanni Teatino da mia madre Claudia, casalinga e mio padre Luigi saldatore. Eravamo quattro figli, ci trasferimmo in via Tavo, a Rancitelli, ma l’infanzia l’ho passata nei collegi in realtà, dopo che papà morì d’infarto. Avevo fatto i primi cinque giorni di scuola elementare a Sambuceto quando la mia vita cambiò dalla sera alla mattina. Finii in collegio a Pescara, da Centuori, una specie di lager. Stava a fianco del teatro Massimo, mi ricordo che si divertivano a intimorire noi bambini girando vestiti da militare, con il frustino e l’elmetto da guerra. Ci sono stato tre quattro anni, poi dalle monache alla Stella Maris, alla pineta, quando fui scelto come protagonista di Marcellino pane e vino tra 12mila bambini, per il teatro Massimo. Alle medie sono passato al collegio Sant’Antonio di Lanciano. E lì ho imparato l’arte del baratto con cui ho creato questo mercatino delle pulci, il mio nuovo sogno, il primo in Italia che spero di far diventare il primo in Europa.

Perché, che cosa le ha insegnato il collegio?

Sono stato un bambino che per dieci anni non ha mai passato Natale o Pasqua in famiglia. Stavo sempre in collegio nessuno mi veniva mai a reclamare, mentre la domenica i figli di papà se ne tornavano a casa e tornavano con pallone, chitarra e figurine. Che non mi facevamo mai toccare. Ma loro buttavano i doppioni, perfino quello di Pelè, e io ero bravo a raccoglierli. Poi quando a fine serie diventavano rari c’era la fila da me, e io li scambiavo facendomi dare palloni e trenini. Il mercatino riscatta la mia infanzia mancata, mi permette di circondarmi di tutto quello che da bambino ho sempre sognato.

Ma a parte il baratto ha fatto tante altre cose che le hanno portato soldi e potere. Com’è andata?

Sempre grazie all’arte della sopravvivenza imparata da piccolo. Ho iniziato a lavorare a 15 anni, al benzinaio Api sul ponte Risorgimento, a Pescara. Non mi facevo pagare, me la cavavo con le mance, avevo un trucco. Non chiedevo niente neanche con lo sguardo pietoso, quando finivo di fare benzina, olio e vetri ringraziavo e mi giravo. Nove volte su dieci mi richiamavano per darmi quello che non avevo chiesto. Non sono stato mai pietoso, anche quando vendevo porta a porta i prodotti per la casa e quando mi sono messo in proprio: alle fiere sceglievo un prodotto e lo proponevo ai negozi di tutta la costa romagnola, una specie di prototipo dei vu’ cumprà. E con quei soldi ho iniziato ad aprire i primi negozietti a Pescara.

Con che cosa ha iniziato?

Il primo in via Regina Margherita, Vadim’s. Il proprietario disse che avrei chiuso in 15 giorni e io mantenni quel marchio per sfida. E la vinsi perché con le pelliccerie, con lo slogan inventato da me “Cambia ka tua vecchia pelliccia per una nuova”, arrivai a fatturare 12 miliardi all’anno . Mi comprai l’attico a piazza Salotto (finito all’asta ndr), il Blu notte a Silvi e costruii il Caesar.

Perchè una discoteca e perché la chiamò Caesar?

Avevo girato i locali di tutta Europa, volevo farne uno in stile Las Vegas. Sul giornale misi l’annuncio “cercasi socio per nuova fantastica avventura” e si fece avanti una signora che poi divenne socia al venti per cento. Era la nipote del generale Gerolimini, braccio destro di Mussolini e a casa aveva la statuetta di Cesare che mi feci regalare e che divenne il simbolo della discoteca.

E come andò?

Fu un’intuizione brillante, il locale incassava due miliardi all’anno, duemila persone a sera nel fine settimana. Il primo dj Mimmetto, poi Frediano, Nenè. Valli e Teseo curavano le dirette televisive con Tv Caesar, si facevano le finali di Miss Abruzzo, e tre ragazze uscite dal Caesar sono diventate Miss Italia: Patrizia Nanetti, Cinzia Fiordeponti e Arianna David.

Quando sono iniziati i guai?

Con la prima multa della Finanza: 32 miliardi. Ma in quegli anni, negli anni Novanta, tutti volevano fare società con me, perché ero abile, anche con le frequenze televisive. Con parte dei soldi ricavati da quelle vendite comprai l’immobile di Montesilvano, in corso Umberto, dove oggi c’è la banca dell’usato. Ci feci China Town, jeanseria.

Adesso c’è il mercatino delle pulci.

Mi sono riciclato rispolverando la prima arte del baratto imparata in tempi di povertà e ci sto scrivendo anche un libro, il secondo.

Quanta gente l’ha tradita?

Tutti. Al momento del bisogno mi hanno voltato le spalle tutti, non mi rispondono neanche più al telefono, persino gli avvocati a cui ho dato centinaia di milioni.

Ma a qualcuno è riconoscente?

E a chi? Io che vengo dalla strada, da Rancitelli e a 64 anni sto qua, in questo mercatino al freddo e al gelo per dare ancora da vivere a venti persone.

I politici?

Mai avuto contatti, anche se simpatizzo per Berlusconi.

E l’amore?

Da ragazzino non ho mai ricevuto amore, come faccio a essere profeta dell’amore?

Ha girato mezza Europa, soldi, successo, bellezza, quante donne ha avuto?

Più di duemila in giro per il mondo. Ero famoso per le auto d’epoca e le belle donne.

E oggi?

Dopo la prima moglie Tiziana sto con la mia compagna Enrica da 25 anni.

Esiste la fedeltà?

Non esiste, si è fedeli solo agli ideali. Il mio è diventare il più grande rigattiere d’Europa. Cerco qualcuno che mi dia uno spazio enorme, 20mila metri coperti e 30mia scoperti e realizzo il più grande mercatino d’Europa, vi porto gente da tutta Europa.

Che cosa la fa soffrire?

Gli abruzzesi che hanno un professionista della vita come me e lo trattano a stracci in faccia. Ma io sono Gentile: se mi lasci in un deserto dopo un anno troverai una foresta.

Ma come ha fatto a perdere tutto?

Mi ha distrutto Carichieti, per un mutuo: ho preso un milione 250mila euro e con gli interessi gli ho ridato 1 milione e 700 mila, ma mancano ancora 2,300mila euro e e mi stanno a massacrare. Per questo sono andato “in barca”, non ho pagato più neanche Equitalia, che a Natale dell’anno scorso mi ha chiesto un milione 117mila euro per una società di cui ero socio nel 1981. Ho fatto ricorso, in primo grado mi hanno tolto 620mila euro in auto tutela, ma resta il macigno di 480mila euro. Ma resto un guerriero, un vecchio legionario. E sa che cosa dico oggi? Conoscendo bene tutti, stimo molto

di più me stesso.

Il futuro?

Il futuro è mio nipote Joshua, un ragazzino di terza media che porta avanti il Caesar chiamando i dj, la sicurezza e facendo gli inviti. Un talento, un fenomeno. È per lui che combatto. Perché è come me, se lo merita.

 

Articolo e Intervista tratti dal sito web:

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2016/03/20/news/il-mio-impero-distrutto-ma-non-mollo-1.13165652?refresh_ce